
Il 24 gennaio, Giornata Internazionale dell’Educazione, è un’occasione per ribadire il diritto universale all’istruzione, ma anche un momento utile per interrogarsi su quali contesti permettono davvero a bambine, bambini, ragazze e ragazzi di fare esperienza del mondo, sviluppare autonomia, relazioni e senso critico.
È da qui che parte il racconto del progetto “A Scuola nel Bosco di Matilde”, appena terminato nel castagneto secolare di Marola, sull’Appennino reggiano. Un progetto di educazione all’aperto realizzato dal servizio Ecosapiens de L’Ovile, che da anni lavora sull’educazione ambientale, la cura dei territori e l’inclusione, in dialogo con scuole, enti e comunità locali. Nel corso dell’ultimo anno, il progetto ha coinvolto 30 classi dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado, per un totale di circa 550 presenze, trasformando il bosco in una vera e propria aula a cielo aperto. Bambine e bambini hanno partecipato ad attività di outdoor education, esplorazione naturalistica, scoperta dell’ecosistema bosco, orienteering e percorsi inclusivi lungo i sentieri sostenibili.
“A Scuola nel Bosco di Matilde” non nasce però solo come proposta didattica. Il progetto si inserisce in un contesto territoriale specifico, quello dei castagneti dell’Appennino reggiano, luoghi di grande valore storico, ambientale e culturale che oggi pongono interrogativi importanti sul loro futuro. Boschi che per secoli hanno sostenuto le comunità locali, garantendo cibo, lavoro e presidio del territorio, e che oggi richiedono nuove forme di cura, capaci di tener conto dei cambiamenti economici, sociali e ambientali in atto.
A Marola, questa consapevolezza ha dato vita a una risposta collettiva. Da alcuni anni l’Associazione Amici del Castagneto lavora per la valorizzazione e la manutenzione del bosco, anche attraverso forme di coinvolgimento diretto come l’adozione degli alberi da parte di cittadini, famiglie e realtà del territorio. In questo quadro si colloca il progetto gratuito, realizzato con il contributo di Emil Banca, che mette in pratica un principio concreto: far vivere il bosco significa anche farlo attraversare, conoscere e abitare, restituendogli un ruolo attivo nella vita delle nuove generazioni.

Le attività, della durata di 2–3 ore, sono state condotte da educatrici ed educatori di Ecosapiens. Tra loro, Simone Lusuardi, che ha seguito in particolare i percorsi di orienteering con le classi più grandi. Un’attività che, come racconta, va ben oltre l’aspetto sportivo: «L’orienteering mette ragazze e ragazzi di fronte a qualcosa che non è immediato. Si sbaglia, ci si disorienta, si torna indietro. È un’esperienza rara oggi, soprattutto per bambine e bambini che spesso non hanno mai messo piede in un bosco».
Ed è proprio questo uno degli elementi emersi con più forza durante il progetto: per partecipanti e insegnanti l’incontro con il bosco è stata un’esperienza del tutto nuova, che ha portato non solo scoperta di piante, animali e ambienti naturali, ma anche al confronto diretto con il freddo, la pioggia, la fatica, l’incertezza, la paura di perdersi o di non vedere subito la strada giusta. Esperienze che raramente trovano spazio nella didattica tradizionale!
Nel bosco, racconta Simone, emergono dinamiche che in aula restano spesso invisibili: il gruppo che decide di aspettare chi è rimasto indietro, rinunciando a vincere la gara; la capacità di prendersi cura dell’altro senza che qualcuno lo chieda; il valore del commettere uno sbaglio e continuare: tutto questo diventa parte integrante dell’apprendimento.
Per i più piccoli, le attività di outdoor education hanno seguito un approccio diverso ma complementare: esplorazioni sensoriali, raccolta di elementi naturali, osservazione di piccoli animali, disegni realizzati con foglie e rami. Anche qui, il filo rosso resta lo stesso: uscire da una relazione mediata con il mondo e tornare a un contatto diretto, corporeo, imperfetto. In un momento in cui all’educazione vengono spesso richieste risposte rapide a emergenze complesse, esperienze come questa non offrono soluzioni semplici ma pongono molte domande, in primis quella di mettere in discussione l’idea di un’educazione confinata tra quattro mura. Nel giorno in cui si celebra l’educazione vale la pena partire proprio da qui: da un bosco che torna a essere attraversato, da gruppi di bambine e bambini che imparano a orientarsi insieme, da territori che diventano spazi di esperienza e relazione per chi, domani, avrà la responsabilità di prendersene cura!
